Il tema del “confine”, che ha attraversato il Festival TEATRO BASTARDO, tra incontri, discussioni, provocazioni, proposte e, soprattutto, è stato portato in scena nei teatri di Palermo, si arricchisce di un ulteriore contributo che non poteva mancare: è quello che viene dalla “voce” unica di Emma Dante, con il suo teatro, evocativo, viscerale, coinvolgente.
Al Teatro Biondo (domenica 15 novembre, ore 21.00) torna “Acquasanta”, ormai un classico del repertorio contemporaneo non solo italiano, testo parte della fortunatissima Trilogia degli occhiali.
Il monologo vede impegnato Carmine Maringola nei panni di “O’ Spicchiato”, in una prova fisica di altissimo livello e di incredibile intensità, che investe gli spettatori, dando corpo a una storia in cui convivono marginalità e incanto.


domenica 15 novembre
Teatro Biondo ore 21:00
ACQUASANTA

testo e regia di Emma Dante
con Carmine Maringola


Un uomo si àncora sul palcoscenico, a prua di una nave immaginaria. Sta aspettando. Esperto nel manovrare gli ingranaggi e fili che fanno muovere la nave come un teatrino di marionette, “‘O Spicchiato” si salva dalla finta burrasca che egli stesso mette in scena per rievocare i ricordi della sua esistenza. Imbarcato all’età di 15 anni come mozzo da allora non è mai sceso dalla nave. Non crede alla terraferma, per lui è “‘n’illusione”. Anche il tempo, i ricordi, la vita, sono illusioni: sopra la sua testa una trentina di contaminuti ticchettìano inesorabili. Quando suonano, tutti insieme, tutto s’arresta di colpo. Il mare smette di respirare e per il disperso è nuovamente il tempo di rivivere l’abbandono. La nave è salpata senza di lui, è solo, in un paese straniero: la terraferma, il ricordo, il rimpianto, la speranza, l’illusione.

«Tra le linee di confine di una rappresentazione teatrale c’è proprio il bordo del proscenio, la separazione tra il personaggio ed il pubblico. “Acquasanta” è tutto giocato su questa linea in costante equilibrio tra dentro e fuori. […] Un personaggio solo, considerato folle perché vive in un margine esistenziale. L’emarginazione è generata da una visione diversa del mondo, troppo incantata e onirica per competere con la brutalità dei luoghi comuni. Un uomo abbandonato a se stesso, escluso a causa della stravaganza delle sue fantasie a cui non resta che un proscenio, un confine tra realtà ed immaginazione, per continuare ad amare». (Carmine Maringola)