Abbiamo letto qua e là e appreso da diverse fonti come i festival teatrali italiani e europei stanno tentando di affrontare questa crisi epocale.

Al pari degli artisti e delle compagnie, ci sono festival che preferiscono saltare questo giro; altri che protestano, volendo – non si capisce come – riproporre quello che si faceva prima che scoppiasse la pandemia; chi, infine, tenta di elaborare, in questa complessa circostanza, degli stratagemmi capaci di far nascere una prospettiva di resistenza e di speranza in mezzo alle insidie di questo difficile momento.

Il festival Teatro Bastardo fin dalla sua nascita si è presentato al suo pubblico come territorio di ibridazione di espressioni artistiche differenti. Ci siamo sempre sforzati di stare attenti all’aria che tira nel mondo teatrale e di riproporre nelle nostre edizioni, secondo la nostra sensibilità e il nostro gusto, il clima che abbiamo respirato negli ambienti del teatro contemporaneo di ricerca. Perché un festival, secondo noi, questo dovrebbe fare: proporre una vetrina rappresentativa dell’atmosfera artistica del tempo presente.

Abbiamo ospitato spettacoli in diversi luoghi: musei, teatri e spazi meno convenzionali. Abbiamo presentato allestimenti in cui il teatro si è imbastardito senza timore e ha discusso armoniosamente con le arti visive. Abbiamo offerto l’occasione di immaginare anche noi che un teatro diverso da quello convenzionale è possibile, che è possibile fruirlo fuori dai luoghi istituzionali.

E adesso, in virtù di questi sentieri già tracciati da diversi artisti, crediamo che sia possibile continuare nonostante la precarietà di questo critico frangente.

Abbiamo deciso dunque di realizzare la sesta edizione di teatro Bastardo, un’edizione che ribalta, in chiave positiva, l’idea stessa di distanza. La faremo con le risorse di cui disporremo (se ne disporremo), ideando un programma che abbia in sé un valore etico e politico per dire che il teatro non si ferma, che il teatro non muore.

Il mondo teatrale ha a disposizione esempi di allestimenti che crediamo si possano adattare a questo periodo di transizione (ci vengono in mente video spettacoli come Nachlass dei Rimini Protokoll o il bellissimo spettacolo in cuffia, Farsi silenzio di Marco Cacciola, fruibile a distanza di sicurezza, giusto per citarne alcuni). E avendo in mente questa tipologia di spettacoli speriamo di riuscire a progettare un’edizione che faccia i conti con la complessità di questa situazione senza tuttavia soccombervi.

Anzi la difficoltà per noi diventa una sfida, il limite il propellente per innescare un salto di immaginazione, la costrizione un’opportunità per alimentare il pensiero creativo, la cifra di ogni linguaggio artistico.

Teatro Bastardo non ha paura delle distanze. Proveremo a gettare ponti e ad accorciarle per essere sempre più vicini, sempre più prossimi, fosse solo simbolicamente.

Noi non molliamo. Metteremo in funzione la nostra capacità di immaginare soluzioni alternative, altri possibili modi di far vivere il teatro. Perché un’arte che abdica davanti alle difficoltà e non vede in esse anche un’opportunità, è un’arte che dimentica alcuni dei suoi principali scopi: il rinnovamento sociale e lo sviluppo di un pensiero critico capace di interrogarsi sul presente in un modo nuovo.

Teatro Bastardo continua la sua lotta con prudenza e con creatività.

Tu starai con noi?

Giovanni Lo Monaco, direttore artistico del festival e lo Staff Bastardo